Il congedo parentale

Il congedo parentale

Sono in aumento le mamme che per dedicare del tempo al proprio figlio devono dimettersi dal lavoro. Spesso i tempi lavorativi non sono conciliabili con i tempi e i bisogni dei propri bimbi. I padri in aggiunta non godono di certo di un trattamento a favore per poter aver cura della propria famiglia. Sembra quasi che la nascita di un figlio ed il suo accompagnamento non comportino per il padre nessuna conseguenza. Al di là di pochi giorni concessi per la nascita, poi si può lavorare tranquillamente come prima: stessi orari, stesse mansioni e stesse richieste. Insomma sia per la madre che per il padre dal punto di vista del mondo del lavoro, si apre una strada non semplice. Ogni diritto (qualora ci sia) deve essere “richiesto” attraverso aspetti burocratici a volte macchinosi. 

Noi abbiamo dovuto fare delle scelte, condivise da entrambi. La mia compagna ha dato le dimissioni dal lavoro per poter dedicare tempo e cura alla nostra bimba nei primissimi anni di vita. Al momento della nascita invece, come padre ho usufruito di 4 giorni di congedo obbligatorio. Il parto non è stato facile e sinceramente quei giorni si sono rilevati troppo pochi. Ho dovuto integrare dei giorni di ferie per poter seguire le vicende di quei giorni. Tuttora usufruisco del congedo parentale nel bisogno. Ma non è sempre una scelta da far con facilità perchè la retribuzione del tempo che si sta a casa è del 30%. Tanti giorni a casa, anche quando magari servono, si fanno sentire nella busta paga. E le ferie non sono infinite. 

Guardando un pò nella rete ho scoperto un documento Unicef che riporta la situazione a livello mondiale di 41 paesi ad alto e medio reddito riguardo il sostegno per le famiglie. Il documento è del 2019, ma riporta dati del 2016. 

Senza fare nessun commento o critica, vi presento brevemente quanto ho appreso in questo documenti nella parte riferita ai congedi.

Il congedo per le mamme

Riguardo il congedo pagato riservato alle madri, l’Italia si piazza al 22° posto su i 41 paesi analizzati. Le settimane riconosciute a tempo pieno sono 25 (dati del 2016 ricordo). L’ultima posizione spetta agli Stati Uniti che non prevede congedi di maternità o paternità se non in forme private di assicurazioni. Poi troviamo Australia, Nuova Zelanda e Svizzera tutte con 8 settimane di congedo. Nella parte alta della classifica troviamo l’Estonia con ben 85 settimane, l’Ungheria con 72 settimane e la Bulgaria con 65 settimane. Tutti paesi dell’est. 

Il congedo per i papà

Riguardo il congedo obbligatorio riservato ai papà, l’Italia sta al 29° posto con 4 giorni. Dal 2020 grazie all’articolo 1, comma 342, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020) siamo passati a sette giorni di congedo obbligatorio.  Forse qualche posizione l’abbiamo scalata. Tra le prime tre posizioni troviamo il Giappone con circa 30 settimane, la Corea con 17 e il Portogallo con 12. Sono differenze davvero ampie. Restando in Europa, quelle che si assestano intorno le 10 settimane sono: Svezia, Norvegia e Lussemburgo. Poi via via fino ad arrivare ai 4 giorni (oggi 5) italiani.
 

Cosa cambierà con la Nuova Direttiva Europea

Grazie alla “DIRETTIVA (UE) 2019/1158 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 20 giugno 2019” qualcosa cambierà entro il 2022. La direttiva infatti ha come oggetto una maggiore conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare  per i genitori. Nella sostanza i giorni di congedo di paternità obbligatorio devono arrivare a 10 giorni lavorativi (2 settimane), da fruire alla nascita del figlio. La retribuzione durante quei giorni deve essere equivalente a quella che spetterebbe in caso di malattia. Questa difatti è la più grossa novità che la direttiva porterà. Per il congedo di paternità ci devono essere fino a quattro mesi da sfruttare entro l’ottavo anno del figlio. La retribuzione in questo caso deve essere fissata dallo stato membro, ma tale da facilitare il ricorso al congedo da parte dei genitori.

Link utili

Lascia un commento

Chiudi il menu