Neonato e cane in casa: ecco come abbiamo fatto

Neonato e cane in casa: ecco come abbiamo fatto

Noi in casa abbiamo sempre avuto un cane: giovane di cinque anni, stazza media e particolarmente affettuoso, ma esuberante. Fin dalla gravidanza avevamo iniziato a pensare a quello che sarebbe stato il rapporto tra lui e la nostra bimba a partire dai primi giorni del suo arrivo. Il primo pensiero ovviamente fu quello di tutelare nostra figlia, ma certamente nel massimo rispetto di quello che era a tutti gli effetti un componente della famiglia. Il nostro percorso cominciò quindi dalla gravidanza…

La gravidanza

I cani sono intelligenti. Questo è quello che si sente dire e sappiamo dei cani, vero? A volte però non li trattiamo come lo fossero. Noi decidemmo di partire, consapevoli appunto della sua intelligenza, già quando il pancione cominciò a vedersi. Sapevamo che a lui non sfuggiva il cambiamento di questo periodo, ma la sua esuberanza doveva essere contenuta. Di certo a lui non sfuggivano le nostre preoccupazione e attese, così come i toni dei nostri discorsi. La nostra cura per quel pancione, in grado di sentire e percepire, non sfuggiva nemmeno a lui. A quel pancione ci vedeva rivolgere parole dolci e  vedeva che lo accarezzavamo con affetto. Iniziammo a spiegare anche a lui che lì dentro c’era qualcuno a cui bisognava dare la massima cura con la massima delicatezza possibile. Qualcuno che sarebbe diventato nel tempo un suo nuovo compagno di giochi. Ricordo spesso il suo muso posato sulla pancia della mia compagna. Tuttavia ricordo anche i molti richiami a mantenere un comportamento calmo per contenere la sua esuberanza, soprattutto difronte alle coccole. Mi impegnai in prima persona ad arrivare io dove non poteva più arrivare la mia compagna. Ovvero garantire anche a lui le coccole e le attenzioni. Cercammo sempre di non fargli mancare troppo quello di cui era abituato.


Il parto

Quando nacque nostra figlia, ormai era pronto anche lui. Il giorno dopo il parto in ospedale, portai a casa la tutina di nostra figlia. La sera ci trovammo io e il cane nel salotto, da soli. Presi la navicella e misi dentro la tutina. Iniziò quindi una sorta di addestramento. Feci finta che quella tutina fosse la mia bimba: la presi in braccio e la riposi nella navicella, posta sul telaio con le ruote, con delicatezza. Lo richiamai a non posare mai le zampe sulla navicella e se lo faceva lo rimproveravo. Allo stesso modo invece, premiai il suo comportamento corretto con le crocchette a lui care. In un secondo momento gli feci annusare quella tutina per fargli prendere confidenza con un nuovo odore che in quella casa sarebbe arrivato. Per le sere in cui fui a casa da solo con lui, rifeci più volte quel passaggio. La navicella doveva diventare un oggetto a lui conosciuto, ma che doveva avvicinarsi senza salirci sopra con le zampe. L’odore cominciava a diventare qualcosa di già sentito. 

L’arrivo a casa con la bimba

Dopo tre giorni rientrammo tutti assieme a casa. La famiglia si era allargata, qualcosa era cambiato. Cercammo quindi di coinvolgere il nostro cane con grande attenzione, con delicatezza e gradualità. L’apprensione all’inizio era piuttosto alta, ma imparammo a gestirla per non avere atteggiamenti sbagliati. Ecco dunque che nei momenti in cui la bimba era in braccio alla mamma a volte lo facevamo avvicinare e una volta sedutosi annusare quel fagottino. I primi momenti erano brevi, anche perchè stavamo molto attenti alle sue minime reazioni. Il comportamento corretto ovviamente veniva premiato e rinforzato con premi per lui significativi. Tuttavia fu importante allo stesso modo richiamarlo con tono deciso quando cercava di passare i limiti imposti. Trovammo poi un  momento la sera, quando eravamo tutti riuniti, di associare a dei momenti di cura verso la bimba anche a lui. Perciò la sera quando la mamma coccolava e allattava la bimba, io mi prendevo lui e lo coccolavo un pò. Così come garantivo le consuete coccole alla sera prima di andare a dormire. La cosa più importante insomma fu non privare di attenzioni il nostro cane.

Quando la bimba cominciò a gattonare

La fase successiva fu quando la nostra bimba cominciò a muoversi in giro per casa. Infatti se prima lei rimaneva in braccio o nel passeggino e perciò era tutto più gestibile, ora la sua indipendenza di movimento comportava ulteriori attenzioni. Consultammo perciò un veterinario comportamentista per capire cosa fare in base alle caratteristiche del nostro cane. Ci furono date utili indicazioni anche per tutelare lui stesso da un periodo che ci avrebbe messo tutti alla prova. Infatti l’inizio delle autonomie per un bambino vuol dire voler fare cose, muoversi in continuazione, creare rumori, ecc. Insomma la relativa immobilità di prima doveva lasciare spazio ad un periodi “movimentato”. La nostra casa ci permise di dividere l’entrata dal soggiorno open space tramite un cancelletto. Fu creata perciò una zona dove il cane con la sua cuccia, il suo cibo e l’acqua poteva stare senza subire invasioni. Inoltre la nostra bimba poteva iniziare un periodo di esplorazione senza la presenza del cane intorno, se non a distanza. Questo periodo fu molto importante per lui per iniziare l’osservazione di nostra figlia, così come per nostra figlia che sempre più prese confidenza con lui in una situazione di sicurezza. Tuttavia furono mantenuti i momenti “tutti insieme” in cui iniziare a coinvolgere nostra figlia nel rapporto con quell’essere peloso al pari dei peluche, ma in continuo movimento. Fu importante educare anche lei al rispetto del cane, trattandolo con delicatezza e attenzione. 

Quando la bimba cominciò a camminare

Il movimento aumentò con le maggiori competenze di nostra figlia. La fase in cui iniziò a camminare comportò ancor più variabili da controllare. I contatti, seppur moderati dal cancelletto, aumentarono e dovemmo contenere la vivacità di entrambi. L’educazione a come “stare” con un animale continuava, il livello successivo era iniziato. Stava cominciando un periodo in cui l’interazione tra loro sarebbe stata maggiore e inevitabile. Tuttavia avevamo agito finora con cura e con gradualità. La nostra piccola iniziò ad accarezzare il cane in autonomia, sempre con la nostra supervisione. Fu per lei una bella scoperta e cominciò ad interiorizzarla sempre di più. Iniziarono gli avvicinamenti tra loro in autonomia, correggendoli entrambi quando qualcosa non andava bene. Stava arrivando il momento in cui la nostra bimba avrebbe iniziato ad aver cura del nostro cane. Questo percorso di educazione permise anche a noi di avere una maggiore consapevolezza di cosa vuol dire il rapporto con un animale. Un percorso che tutt’ora sta andando avanti con livelli successivi  e che sicuramente dal punto di vista affettivo rappresenta un valore aggiunto. 





Questo articolo ha un commento

  1. Interessante leggere le esperienze direttamente dai protagonisti.
    Sarà sicuramente utile a chi è in dolce attesa o ha bimbi piccoli.

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